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I lombardi alla prima crociata di G. Verdi

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I lombardi alla prima crociata di G. Verdi

Messaggio Da Aurora il Sab Lug 20, 2013 12:22 pm

I lombardi alla prima crociata

Dramma epico in 4 atti
musica di Giuseppe verdi
libretto di Temistocle Solera tratto dall’omonimo poema epico di Tommaso Grossi

La prima avvenne al Teatro alla Scala di Milano nel 1843



Arvino, figlio di Folco - Tenore
Pagano, figlio di Folco - Basso
Viclinda, moglie di Arvino - Soprano
Giselda, figlia di Arvino - Soprano
Pirro, scudiero d'Arvino - Basso
Priore della città di Milano - Tenore
Acciano, tiranno d'Antiochia - Basso
Oronte, suo figlio - Tenore
Sofia, moglie del tiranno di Antiochia - Soprano

Un’opera giovanile, credo la quarta, scritta subito dopo il Nabucco, e fu proprio il successo dell’opera precedente a far scegliere a Verdi I lombardi e cavalcare quindi il successo assolutamente trionfale del Nabucco.
La stesura del libretto su affidata a Temistocle Solera che si ritrovò sulle spalle la non facile scrittura di un libretto tratto dal poema epico di Tommaso Grossi in 15 canti tutti in ottave. Un poema quindi grande, che scendeva in molti particolari, creando con le parole geste epiche, scene emozionanti con una trama abbastanza complicata.
Ridurlo in tre atti non fu cosa facile per il povero Temistocle e comunque sia Verdi doveva rendere in musica quello che le parole non riuscivano a dare.
Si narra la storia di una famiglia lombarda cristiana, la famiglia Folco, sconvolta dalla insana passione per la moglie di Arvino, di nome Viclinda, da parte di Pagano che erano fratelli.  La voglia di vendetta di Pagano lo porta però a uccidere per sbaglio suo padre. Però Viclinda è l’antefatto, la protagonista femminile è Giselda, figlia di Arvino e Viclinda che poi nel tempo si innamorerà del figlio del mussulmano Acciano, Oronte figlio anche di Sofia che di nascosto dal marito mussulmano si era fatta cristiana.
Insieme alla storia d’amore c’è la guerra cristiani contro mussulmani per la conquista di Gerusalemme.
Ma torniamo alla stesura che come si può capire è decisamente complicata, perché oltretutto era un opera religiosa  c’erano preghiere, battesimi, cristiani, mussulmani e il prefetto di polizia avvisato dalla curia tentò di bloccare l’opera, ma il prefetto era innamorato della musica di Verdi ed allora con un piccolo artificio e cioè cambiando il nome dell’Ave Maria in Salve Maria riuscì a farla andare in scena.
Io la trovo splendida, il finale del primo atto è un capolavoro, il preludio, un assolo per primo violino tra la V e VI scena è da brivido per non parlare del famosissimo coro O Signore dal tetto natìo che sicuramente cavalcando l’onda del Va pensiero, del quale doveva emulare il successo è il pezzo più celebre dell’opera: i crociati distrutti e stremati dalla sete e dal caldo, pur tenendo fede al giuramento, sentono la nostalgia della terra natale, verde e piena di fiumi.



Primo Atto

Siamo Milano della Basilica di Sant’Ambrogio all’incirca nel 1098. I milanesi si sono riuniti nella Basilica per festeggiare il ritorno di Pagano che dopo aver trascorso un lungo esilio per aver insidiato la moglie di Arvino, Viclinda, ritorna a chiedere perdono. I due fratelli si abbracciamo, ma Arvino avverte tensione, non è sicuro del pentimento del fratello, i cittadini si mostrano dubbiosi, tanto meno ne sono sicure Viclida e Giselda figlia di Viclida e Arvino. A distrarre tutti da questi pensieri ci pensa il priore della basilica che annuncia che i crociati andranno in Terra Santa.
Escono tutti di scena, meno Pagano e Pirro scudiero di Arvino. Pagano rivela a Pirro il suo vero obiettivo: uccidere Arvino e poi rapire Viclinda e chiede la sua complicità insieme a un gruppo di sgherri (brutte facce).

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Viclinda e Giselda sono turbate, sentono che qualcosa di brutto si avvicina e fanno un voto: se Dio proteggerà Arvino andranno in pellegrinaggio a Gerusalemme a pregare sul Santo Sepolcro.
Arvino convince moglie e figlia di ritirarsi insieme al vecchio padre Folco, ma rimanendo sveglie.
Arrivo Pirro (il fido scudiero di Arvino!!!) e dà a Pagano la via libera. Pagano entra nelle stanze, al buio uccide Arvino mentre gli sgherri rapiscono Viclinda e Giselda scappa.
Le urla di Viclinda fanno accorrere…. Arvino. Pagano trasecola… e come mai ho la spada sporca di sangue? La risposta è amara: ha ucciso il padre per errore. Arvino fa per ucciderlo, ma Giselda lo ferma: c’è già stato un delitto, non facciamone un altro, il rimorso per tutta la vita sarà la miglior pena.

Secondo Atto


Si cambia scena, non siamo più in Lombardia, ma in Medio Oriente, nel palazzo di Acciano di Antiochia… non ce lo dicono, ma è passato parecchio tempo da quando eravamo a Milano. I crociati sono arrivati in Terra Santa,  distruggono tutto quello che trovano sul loro cammino e Acciano invoca la vendetta di Allah.
Acciano ha un figlio Oronte che è innamorato di Giselda prigioniera rapita ai crociati e chiede notizie alla madre Sofia, la quale segretamente dal marito si è convertita al cristianesimo. Sofia lo avverte, Giselda è cristiana e pur amandolo e non potrà essere sua sposa se non si converte anche lui. Per amore suo Oronte è disposto a diventare cristiano.

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Cambia di nuovo la scena. Siamo in un caverna dove un eremita in odore di santità vive in volontario esilio: è Pagano che sta aspettando i crociati e quando sentirà il grido “Dio lo vuole”, andrà a combattere per la fede cristiana. Intanto Pirro (ricordate? Il “fedele” servitore di Arvino) che si era fatto mussulmano si presenta all’eremita, che non riconoscendo Pagano nell'eremita gli chiede di assolverlo dall'orribile peccato di complicità nel parricida, peccato dal quale lui è scappato facendosi mussulmano e prendendo in consegna le mura della città di Antiochia. L'eremita gli concede il perdono celeste in cambio della apertura della città ai lombardi.
Anche Arvino va dall'eremita insieme ai suoi crociati, chiede aiuto per la figlia rapita e l'eremita sapendo che Pirro aprià le porte della città, gli predice il ritrovamento di Giselda.

Cambio di scena, siamo nell’harem, le schiave sono con Giselda che quando resta sola invoca la madre di proteggerla e aiutarla dal cielo a resistere al mussulmano Oronte (e così scopriamo che fra il primo e il secondo atto Viclinda è morta, ma non sappiamo come): preferisce la morte a una unione non benedetta da Dio.

Arrivano i crociati nel palazzo, Sofia sconvolta avvisa Giselda che Arvino, suo padre, ha ucciso Acciano e Oronte.
Giselda è disperata, folle di dolore impreca contro quel Dio che tanto male le ha causato, Arvino sopraggiunto alle suo spalle, vorrebbe uccidere la figlia rea di essersi rivoltata a Dio  e a lui, ma Pagano (sempre non riconosciuto) ferma la sua mano, dicendogli che la figlia parla perché è folle di dolore, salvandole così la vita.

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Terzo Atto


Siamo nella valle di Giosafat, i crociati e i pellegrini sono arrivati su un’altura dalla quale finalmente si vede Gerusalemme, il coro femminile e maschile si mischia in un pianissimo che richiama la vicenda di Cristo. Sulle note di questa dolcissima musica Giselda esce dalla tenda del padre a prendere un boccata d’aria, sempre sconvolta dal dolore si inoltra sul campo di battaglia a cercare il corpo di Oronte che all’improvviso le si para davanti…no, non è morto, si è finto morto per salvarsi. A noi verrebbe un infarto, Giselda invece si commuove e felice decide su due piedi di fuggire dal padre insieme a lui.
I due scappano e si rifugiano nella grotta dell’eremita e non dimentichiamoci  che l’eremita è Pagano, zio di Giselda, fratello di Arvino, il quale Arvino intanto si è accorto della fuga della ragazza e i crociati (cioè il coro alle sue spalle) gli fa notare che Pagano è stato visto parlare tra le tende dei crociati… e anche qui non ho capito chi e come ha riconosciuto Pagano visto che vive in una grotta con barba e capelli lunghi e bianchi, ma andiamo avanti.

Qua tra le scena V e la scena VI c’è un preludio per un assolo di violino bellissimo. Il violino  accompagna anche Giselda che aiuta Oronte quasi morente (naturalmente non si sa con certezza chi l’ha colpito). L’eremita fa in tempo a battezzare (anche qui mica mi è chiaro perché lo battezza Pagano) e Oronte muore tra le braccia di Giselda.
Giselda si accascia sul corpo dell’amante, l’eremita la allontana in cerca di un po’ di acqua per svegliarla dallo svenimento.
Ascoltate se potete l'assolo del violino che c'è qui di seguito:

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Quarto Atto

Giselda è svenuta e nello stato di confusione mentale in cui si trova ha una visione: vede degli angeli, degli spiriti celesti che la tranquillizzano dicendole che Oronte è in paradiso grazie a lei. Su una nuvola appare Oronte  che accompagnato dal suono dell’arpa conferma a Giselda di trovarsi in presenza di Dio e le dice che i crociati potranno dissetarsi alle acque del Siloe e salvarsi così la vita.

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Giselda rinviene, è convinta che non è stato un sogno e avvisa i crociati che l’acqua per dissetarsi c’è.

A questo punto c’è forse il brano più famoso dell’opera. I Crociati assetati  alzano al cielo una preghiera piena di nostalgia per la loro terra lontana:

O Signore dal tetto natìo
Ci chiamasti con santa promessa
Noi siam corsi all’invito d’un pio
Giubilando per l’aspro sentir.

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Finalmente Arvino, Giselda e l’eremita arrivano ad annunciano che sono state trovate le acque del Siloe e i soldati felici intonano un grido di guerra.
L’eremita è ormai allo stremo delle forze, è ferito e in punto di morte si rivela al fratello: sono Pagano, ho ucciso nostro padre e ora chiedo il tuo perdono.
Arvino lo abbraccia e mostra a Pagano per l’ultima volta Gerusalemme conquistata.

Fine

Qui c'è l'opera intera

parte 1
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parte 2

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Ultima modifica di Aurora il Dom Nov 17, 2013 9:57 pm, modificato 1 volta


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Re: I lombardi alla prima crociata di G. Verdi

Messaggio Da Aurora il Dom Nov 10, 2013 4:02 pm

nonostante la conosca ogni volta che la rileggo mi colpisce l'intreccio complicato. Colpi di scena una via l'altro come fosse un giallo.
Mi piace proprio. Very Happy 


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