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Lucia di Lammermour di G. Donizzetti

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Lucia di Lammermour di G. Donizzetti

Messaggio Da Aurora il Ven Ago 09, 2013 10:11 am

Dramma tragico in tre atti
 
Libretto di Salvatore Cammarano tratto dal romanzo storico "The Bridge of Lammermoor" di Walter Scott
 
Musica di Gaetano Donizzetti
 
Personaggi
 
Lord Enrico ashton
Lucia, sua sorella
Sir Edgard di Ravenswood, innamorato di Lucia
Lord Arturo Bucklaw, marito promesso di Lucia
Raimondo Bibedent, educatore e confidente di Lucia
Alisa, damigella di Lucia
Normanno, capo degli armigieri
 
La vicenda si svolge in Scozia sul finire del XVI secolo.
Sono particolarmente legata a quest'opera, perchè sono un fan sfegatata di Donizzetti.
La sua musica ha un lunghezza d'onda particolare che ben si accorda con la mia anima e con il mio cuore.
 
Narra la storia di una amore smisurato, un amore talmente grande, forte, che per rimanere fedele a quell'amore Lucia non esita a uccidere e a rinchiudersi in una follia che la porterà alla morte; eppure intorno a questo elemento di amore, c'è l'amore contrastato, la rivalità delle famiglie, il potere che diminuisce diminuendo il danaro, il destino che inevitabilmente segue la sua strada, la separazone, il matrimonio di convenienza, l'omicidio, il delirio e la pazzia come atto finale di una fuga dalla realtà troppo dolorosa da sopportare rappresentata in modo mirabile in un rincorrersi tra soprano e flauto che non ha pari in tutto il melodramma.
 
 
Lucia è un'opera bellissima, scritta e musicata in brevissimo tempo, praticamente due mesi, andò in scena per la prima volta il 26 settembre 1835 al Teatro San Carlo di Napoli e fu subito un grande successo. Donizzetti aveva già  scritto una quarantina di opere, ma fu proprio con Lucia che raggiunse il successo è la notorietà perché da subito fu un tronfo e considerato un capolavoro.
 
Donizetti riuscì con quest'opera a superare anche la barriera della musica entrando nella letteratura. Emma Bovary nel celebre romanzo assiste proprio a quest'opera e quasi si identifica con Lucia, mentre Tolstoj assimila l'amore tra Lucia ed Edgardo a quello di Anna e Vronsky. Tutte protagoniste dal tragico epilogo, tutte pronte a scalvacare, ognuno a suo modo, le norme morali dell'epoca.
 
 
Atto 1
 
La scena è lugubre, buia, i timpani e gli ottoni danno un presagio di tempesta che ben si adatta alle ire di Enrico, mentre i suoni e le armonie più leggere si depositano sul visto triste di Lucia.. Ma l'azione diventa più incisiva ed entrano in scena gli armigeri con il loro capo Normanno. Il coro sarà quasi sempre presente sul palcoscenico sottolineando tanti passaggi come nelle tragedie greche di una volta.
Enrico chiede a Normanno di scoprire chi è quell'uomo misterioso che all'alba si aggira sulle spiagge intorno al castello.
Normanno si allontana con gli armigeri, ma entra Raimondo, confidente di Lucia. Enrico è turbato, gli affari vanno male, la famiglia comincia a versare in cattive condizioni economiche e l'unico modo per uscirne sarebbe  far sposare a Lucia il ricco Lord Arturo Bucklaw.
Ma l'educatore di Lucia lo avvisa che la ragazza è già innamorata di un altro, un uomo che l'aveva salvata da un attacco di un toro e che la incontra nottetempo di nascosto.
Il sospetto si insinua in Enrico, confermato poi da Normanno: Lucia si incontra con Edgardo di Rawenswood, famiglia nemica degli Ashton.
Enrico è furibondo, giura di spegnere col sangue l'amore fra i due e sparisce dalla scena.
 
Una musica quasi celestiale di arpa accompagna Lucia che entra in scena accompagnata dalla governante. Aspetta il suo amato nel parco del castello e rivive il primo incontro, le sembra quasi di vedere un fantasma, quasi come presagio di follia…qui nell'opera si susseguono splendide arie che fanno capire quanto amore ci sia in Lucia, quanto si senta felice e protetta solo con Edgardo, quanta fiducia,  quanto affetto lei ha riservato su di lui, convinta che senza di lui non riesca nemmeno a respirare e scoppiando in lacrime ogni volta che lui le giura amore eterno, parole che molte ragazze innamorate dicono, ma conoscendo la fragilità di Lucia, fanno capire an che quanta disperazione ci sia.
Ci vuole veramente un grande soprano per far uscire nella voce tutta la veemenza e la fragilità, l'amore e la disperazione, la felicità e l'angoscia che Lucia vive.
Ma la musica avanza forte, segno che Edgardo sta giungendo, ma porta con se una pessima notizia: deve partire per la Francia, lo aspetta un'importante operazione diplomatica (cattolici i francesi, protestanti gli inglesi) per il controllo della Scozia.
Lucia è presa dallo sconforto, ma lui le ragala un anello: ecco ti fo mia sposa, le promette di chiederla in sposa a Enrico riconciliandosi con lui: rinuncerà ai terreni confiscati dagli Ashton, ma in cambio e in segno di pace chiederà la mano di Lucia.
Il momento è difficile, Lucia ha paura, lui si lascia prendere dall'ira ricordando il giuramento fatto sulla tomba del padre per vendicarlo, infine l'amore ha il sopravvento di nuovo, si calmano e si salutano intonando su un pizzicato d'archi, prima una e poi l'altro una delle più belle arie della storia dell'opera: Verranno a te sull'aure i miei sospiri ardenti, udrai nel mar che mormora l'eco dei miei lamenti…
 
(verranno a te sull'aure)

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tto II
 
Durante l'assenza di Edgardo, Enrico fa credere a Lucia che il suo innamorato si è legato ad un'altra donna.
Enrico fa preparare il salone per la festa nuziale, è tutto pronto, manca solo il consenso di Lucia, ma una missiva sicuramente falsa  la farà capitolare.
Quando Lucia appare è irriconoscibile, pallida, passo lento, sguardo fisso sul fratello che piano piano accenna al matrimonio con Arturo. Le parole di Enrico fanno uscire Lucia da quel torpore in cui pareva sprofondata e rovescia tutta la sua ira sul fratello, che calpesta il suo dolore, che non si cura minimamente delle sue sofferenze
e rifiuta categoricamente il matrimonio.
Ad Enrico non resta che farle leggere la falsa lettera preparata da Normanno in cui si legge dell'infedeltà di Edgardo.
Lucia legge e un acuto improvviso la getta nella più cupa disperazione, crede di morire, forse vuole proprio morire preparando il terreno a quella follia che la condurrà alla morte.
Intanto si avvicina il futuro sposo Lord Arturo che nulla sa di tutto questo, pensa di trovare una sposa raggiante e invece ha davanti  a sè una donna distrutta. La confusione è totale, la musica del matrimonio è sempre più forte,
Enrico ha la certezza che se Lucia non sposa Lord Arturo tutta la famiglia Rasenwood cadrà in disgrazia e lui finirà nelle mani del boia e rovescia  tutte queste parole su Lucia confondendola sempre di più.
Per lui è il momento della salvezza, per lei l'inizio della fine.
Ormai Lucia li ha tutti contro…il fratello, l'educatore, i cortigiani…deve sposare Arturo e così sia.
Lucia viene quasi sospinta dalla musica che esprime tutta la disperazione che la ragazza ha dentro, mentre esternamente è completamente estranea a tutto, firma meccanicamente là dove il fratello le dice di firmare e qui la musica deve dar conto di tutti gli stati d'anima: l'ansia di Enrico, la disperazione di Lucia, l'ingenuità di Arturo, il senso di colpa di Raimondo.
Ma ecco che un suono fortissimo di timpani annuncia l'imprevisto: Edgardo irrompe in scena tra lo stupore generale e Lucia sviene.
Trambusto generale, tutti parlano, Enrico e Arturo si avventano su Edgardo, ma Raimondo li blocca e fa vedere ad Edgardo il contratto di matrimonio firmato da Lucia.
Edgardo strappa l'anello dalle dita di Lucia, lo getta a terra, ma l'azione è convulsa e piena di pathos.
Il secondo atto finisce su una musica travolgente, cantata da tutti e sei personaggi principali più il coro.
Ognuno canta il suo dolore, la sua rabbia, la sua disperazione e tutte le voci insieme danno un effetto musicale pieno di veeemenza.
Da una parte ci sono Enrico  Arturo  e Normanno che minacciano Edgardo e dall'altra Raimondo e Lucia.
 
ENRICO 
(Chi trattiene il mio furore,              
E la man che al brando corse? 
Della misera in favore 
Nel mio petto un grido sorse! 
È il mio sangue! io l'ho tradita! 
Ella sta fra morte e vita!... 
Ah! che spegnere non posso 
Un rimorso nel mio cor!)
 
EDGARDO 
(Chi mi frena in tal momento?... 
Chi troncò dell'ire il corso? 
Il suo duolo, il suo spavento 
Son la prova d'un rimorso!... 
Ma, qual rosa inaridita, 
Ella sta fra morte e vita!... 
Io son vinto... son commosso... 
T'amo, ingrata, t'amo ancor! )
 
LUCIA 
(Io sperai che a me la vita 
(riavendosi) 
Tronca avesse il mio spavento...
Ma la morte non m'aita... 
Vivo ancor per mio tormento! – 
Da' miei lumi cadde il velo... 
Mi tradì la terra e il cielo!... 
Vorrei pianger, ma non posso... 
Ah, mi manca il pianto ancor! )
 
ARTURO, RAIMONDO, ALISA, NORMANNO, CORO 
(Qual terribile momento!... 
Più formar non so parole!... 
Densa nube di spavento 
Par che copra i rai del sole! – 
Come rosa inaridita 
Ella sta fra morte e vita!... 
Chi per lei non è commosso 
Ha di tigre in petto il cor.)
 
 
(chi mi frena)

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ATTO III
 
Il terzo atto si apre su Edgardo ed Enrico che in notte tremenda piena di tuoni si sfidano a duello per l'alba successiva. Nel Castello intanto proseguono i festeggiamenti per le nozze tra musiche vivaci e gente spensierata, ma l'atmosfera allegra viene spezzata dall'arrivo di Raimondo, che ordina di fermare tutto e sconvolto racconta di aver appena visto Arturo ucciso e Lucia insanguinata accanto a lui con in pugno una spada che guardandolo gli chiede se ha notizie del suo sposo…la follia si è impossessata di lei e dopo qualche attimo Lucia appare, fa il suo ingresso nella sala dei festeggiamenti: è in camicia da notte, i capelli lunghi tutti spettinati ed è talmente pallida da sembrare uno spettro.
 
Ha inizio la famosa scena della pazzia, il tema centrale dell'opera. Donizetti e Cammarano riescono in modo magistrale a unire la musica alla parola riuscendo a far percepire Lucia come innocente e pura nonostante fosse tutta insanguinata: la follia le toglie la colpa, il vestito bianco la rende pura e il leggiadro suono del flauto  fa sembrare tutto così leggero che si rimane rapiti.
Lucia nel suo delirio racconta di Edgardo, ed è tutto un susseguirsi di gorgheggi, di acuti, di ricordi, tutto si rincorre, come si rincorrono i suoi pensieri disordinati. Donizetti è riuscito nell'intento di far sì che gli spettatori riescano a seguire la follia di Lucia, seguendola passo passo, fin quando le parole svaniscono, rimangono solo i gorgheggi che si contrappongo al flauto, facendola quasi sembrare evanescente.
Al giorno d'oggi a far da contrappunto a Lucia è il flauto, Donizetti invece aveva creato uno strumento la "glassharmonica" con la quale otteneva dei suoni vitrei facendo sfregare due bicchieri di cristallo pieni di acqua.
In questo modo otteneva una perfetta allucinazione sonora.
 
(La pazzia)

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Per le amanti del genere qui c'è la stessa romanza cantata da Maria Callas ed è veramente da brivido:

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Saputo dell'uccisione di Arturo, Enrico corre per punire la sorella, ma la visione degli ultimi deliri di Lucia che è ormai allo stremo delle forze, lo blocca e dopo gli acuti più alti che la voce umana consente, Lucia sviene e non tornerà più in scena.
 
La scena finale incentrata sulla disperazione di Edgardo, comincia con l'attesa del duello.
Edgardo ancora ignaro di tutto, aspetta Enrico, ma nel buio una piccola e triste folla avanza. Raccontano ad Edgardo quanto successo al castello e l'agonia di Lucia che continua a chiedere di lui…ma proprio in quel momento la campana comincia a suonare a morto.
E' la fine. Edgardo è sgomento e anche lui come Lucia si assenta come se già non appartenesse più alla terra e mentre la musica evidenza i battiti del cuore impazzito si ferisce a morte.
A Raimondo non resta che chiedere perdono a Dio.


Se ti preoccupi sempre del peggio, è quello che finirai per avere (Chuck Palahniuk) 
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