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Rigoletto e Rigoletto Mantova 2010 di G. Verdi

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Rigoletto e Rigoletto Mantova 2010 di G. Verdi

Messaggio Da Aurora il Ven Ago 09, 2013 10:17 am

Rigoletto

Opera in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave tratto dalla tragedia di Victor Hugo “Il re si diverte”. Tragedia peraltro censurata e accolta male anche dal pubblico.
Il libro invece ebbe più successo.
Musica di Giuseppe Verdi

Fu rappresentata per la prima volta a Venezia, al Teatro La Fenice l’11 marzo 1851

Rigoletto, La Traviata e Il Trovatore, sono tre opere che insieme formano la Trilogia Popolare.

Giuseppe Verdi voleva mettere in musica proprio Il re si diverte (Le roi s’amuse), ma fu praticamente impossibile. La censura si rifiutò di far allestire un’opera che mettesse il re (Francesco I) in cattiva luce e quindi dopo baruffe, rinvii, ripensamenti e divieti, il librettista Piave riuscì a costruire un libretto trasferendo tutta la vicenda a Mantova e il Re divenne Duca. Rimase la proibizione di non mostrare la camera da letto. Volevano far eliminare anche la scena del sacco e la gobba del giullare ma Verdi e Piave si impuntarono e le scene rimasero.
Il giullare di nome Triboulet, divenne prima Triboletto e infine Rigoletto.

Anche in quest’opera la trama ha risvolti maledettamente attuali: ci sono ancora uomini potenti o pseudo tali che approfittano di ragazze sprovvedute o prese con la forza, così come ci sono ancora ragazze che si lasciano soggiogare dalle parole e cadono in misere trappole.

La musica di quest’opera è particolarmente orecchiabile e Verdi l’ha costruita con una continuità nuova. In pratica quando un brano sta per finire, già cambiano le note introducendo il pezzo successivo, non ci si annoia mai e tutti i brani risultano concatenati e piacevoli.

Molti brani sono conosciutissimi: La donna è mobile o Questa o quella per me pari sono, credo che le abbiano sentite tutti almeno una volta.

Scenograficamente l’opera si divide in quattro quadri: due scuri e notturni (la taverna,le sponde del fiume Mincio, l’abitazione di Gilda) e due luminosissimi (le sale del ducato) e non a caso la parte scura riguarda i poveri e la parte luminosa riguarda la nobiltà.

In ultimo: il tema dominante di tutta l’opera è “La Maledizione” che risuonerà dall’inizio alla fine come tema ricorrente e dominante e per circa tre volte ci sono dei seppur vaghi riferimenti all’opera Don Giovanni di Mozart e che vedremo man mano…ma questo è una mia opinione strettamente personale dettata più dal mio “orecchio” che da altro.

Interpreti principali:

Il Duca di Mantova...un uomo libertino, allegro, superficiale
Rigoletto...buffone di corte, che la deformità ha reso cinico
Gilda....figlia amata e nascosta di Rigoletto
Sparafucile...sicario
Maddalena... sorella di Sparafucile
Giovanna...governante di Gilda
Il conte di Monterone...la prima maledizione


Atto primo

Il sipario si alza su una sala del Palazzo Ducale di Mantova. C’è in corso una festa in costume, sono tutti allegri. Qui c’è (sempre e solo secondo me) un primo riferimento al Don Giovanni, perché Verdi ha creato musicalmente parlando 3 tipi di orchestrazione: una dietro le quinte, una sul palco e una nella fossa (sta poi al regista volerle e posizionarle dove desidera, però questo è quello che Verdi ha scritto).
Quando si inizia, è la banda dietro le quinte che suona delle musiche dozzinali per far intendere il basso livello, quasi orgiastico dell’ambiente e qui il Duca di Mantova comincia a rivelare il suo carattere libertino confidando a Borsa che vuole sedurre una misteriosa ragazza borghese e poco dopo l’orchestra nella fossa con veemenza attacca la prima celebra ballata “Questa o quella per me pari sono” che ben delinea come la pensa il Duca sulle donne: …”la costoro avvenenza è qual dono, di che il faro ne infiora la vita, s’oggi questa donna mi torna gradita, forse un’altra doman lo sarà”…
Ma la ballata ancora non è finita che ritorna un altro riferimento a Mozart perché inizia un grazioso minuetto che molto ricorda quello del Don Giovanni.
(la versione cinematografica è un po’ sopra le righe, secondo me, ma credo valga la pena lo stesso di ascoltare la musica)



L duca balla con la contessa di Ceprano, la quale pur dicendo che deve partire col marito non disdegna la corte dell’uomo e la musica cambia di nuovo, perché appare in scena il buffone di corte Rigoletto, che cinico, cattivo quanto basta, incita il suo padrone non solo al libertinaggio, ma addirittura gli suggerisce di rapire la contessa. Le danze riprendono, la musichetta francese continua ed entra in scena Marullo che annuncia ai cortigiani la gran novità: il buffone di corte, storpio e con la gobba, ha un’amante!!!!
Intanto rientra nel salone il Duca seguito da Rigoletto che non smette di deridere il conte Ceprano per il comportamento della moglie. I presenti sono indignati e meditano di vendicarsi di Rigoletto.
Qui tutti cantano, il Duca, il buffone, i cortigiani, il Conte e tutte e tre le orchestre suonano, tutto è festa e tutti sono di nuovo apparentemente allegri.
Ma la festa non dura…così come nel Don Giovanni appare il Commendatore, qui appare all’improvviso il Conte di Monterone che accusa il Duca di avergli sedotto la figlia, Rigoletto ride, deride e insulta il Conte che alla fine maledice il Duca e Rigoletto…e la frase brucia al buffone “E tu serpente, tu che d’un padre ridi al dolor, sii maledetto”… Rigoletto arretra impaurito, la maledizione lo atterrisce.


Ritorna il buio, Rigoletto è spaventato, la maledizione lo agita…”quel vecchio maledivami” dice e nel buio prende forma un uomo che viene scambiato per mendicante. Si tratta invece di Sparafucile che offre i suoi servigi per tutelare la donna che Rigoletto tiene rinchiusa. Il buffone lo allontana, ma non scarta l’idea che possa servigli.
Un po’ risollevato entra nel cortile e ritrova la sua Gilda, che altro non è che …sua figlia.
Il duetto è bello e straziante. La ragazza vorrebbe avere notizie di sua madre, ma il padre le racconta che la donna che aveva avuto pietà della sua deformità, è morta. Gilda chiede allora di poter uscire a vedere la città, visto che esce solo per andare al Tempio, ma la disperazione del padre, la fa desistere.
Rigoletto chiama Giovanna, la governante di Gilda e la implora di non lasciare mai sola la ragazza:

Ah, veglia, o donna, questo fiore
Che a te puro confidai;
Veglia, attenta, e non sia mai
Che s'offuschi il suo candor.
Tu dei venti dal furore
Ch'altri fiori hanno piegato,
Lo difendi, e immacolato
Lo ridona al genitor.

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Ma la governante senza scomporsi, mentre Rigoletto è distratto fa entrare un giovane che seguiva la ragazza al Tempio e quando Rigoletto esce di scena, il giovane si appalesa alla fanciulla.

(questa parte, come altre, è cinematografica e non teatrale, ma c’è un Pavarotti giovane e qui una Gruberova con una gran bella voce),

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Si sentono dei rumori, il Duca deve scappare, ma Gilda gli chiede il nome e lui dà un nome falso, Gualtier Maldè studente povero e scappa lasciando Gilda in estasi e turbata invocando il Caro Nome

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Intanto i cortigiani stanno preparando la vendetta: vogliono rapire quella che credono essere l’amante di Rigoletto per portarla al Duca e per strada si imbattono in Rigoletto, così lo scherzo diventa ancora più crudele, perché i cortigiani bendano il buffone che inconsapevolmente apre la porta dove tiene rinchiusa la figlia e la fa portar via. Quando se ne accorge è troppo tardi, capisce di essere stato gabbato e ritorna a Palazzo Ducale cercando di far finta di niente, ma col cuore ovviamente in subbuglio.
Intanto però i cortigiani avvisano il Duca di aver rapito l’amante di Rigoletto; il Duca dapprima si spaventa, pensa di aver perduto la sua bella, ma poi rassicurato che la ragazza è lì in camera sua, la raggiunge.

[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] Possente amor mi chiama

Rigoletto entra nel salone canticchiando mentre ha il cuore in subbuglio, i cortigiani sono guardinghi, ma alla fine si rende conto, capisce, che sua figlia è lì in camera con il Duca e finalmente urla il suo strazio, dichiarando che Gilda è sua figlia e alla fine il tema della maledizione si ripresenta, perché lui a sua volta maledice tutti.

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All’improvviso la porta della camera si apre e Gilda corre tra le braccia del padre e rimasta sola con lui, facendosi coraggio gli racconta la brutta avventura .
Al padre disperato non resta che urlare la sua vendetta

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IL tempo passa, ma dopo un mese, Gilda è ancora innamorata del Duca. Rigoletto approfittando dell’oscurità e aiutato da Sparafucile porta la figlia nelle vicinanze della taverna dove Maddalena, la sorella del sicario, attira il Duca, il quale non si tira certo indietro e fa la corte alla ragazza. Gilda è disperata si rende conto che il Duca non la ama, per lui è stata solo un giocattolo

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A questo punto la vendetta sta per compiersi. Rigoletto si accorda con Sparafucile per uccidere il Duca e gli versa la metà della cifra pattuita.Tutto avviene al buio mentre il cielo è quarciato da lampi e il temporale avanza. Maddalena però si innamora del giovane e chiede al fratello di salvargli la vita, uccidendo Rigoletto al suo posto…Gilda ascolta con orrore: scopre così che il padre ha pagato un sicario per uccidere il Duca, mentre il sicario e la sorella si stanno mettendo d’accordo per intascare i soldi e uccidere il gobbo. Sotto i lampi e i tuoni bussa alla locanda e chiede riparo, in cuor suo ha già deciso di salvare la vita del Duca e del padre e infatti il sicario non si lascia scappare l’occasione e nel buio uccide Gilda e sempre al buio infilerà il suo corpo in sacco.
Rigoletto non resiste, divorato dall’ansia si presenta in anticipo alla locanda per reclamare il sacco con dentro il corpo del Duca che lui stesso vuole buttare nel Mincio.
Rimasto solo con il sacco chiuso si appresta ad assaporare la vendetta, vuole vedere per l’ultima volta la faccia di chi gli ha disonorato la figlia prima di buttare il sacco nel fiume…ma ecco che in lontananza sente la voce del Duca….la donna è mobile, qual piuma al vento…
Si raggela, ammutolisce e poi capisce che la vendetta sta per tramutarsi in una sconfitta: Se il Duca è vivo, chi c’è in questo sacco?
Disperato taglia il sacco e alla luce dei lampi riconosce il volto della figlia…la disperazione dell’uomo è totale. Gilda è ancora viva e gli chiede perdono di averlo ingannato, è lei stessa a dirgli che ha voluto salvare la vita dell’uomo che ama, mentre in Cielo si ricongiungerà alla mamma.
All’uomo straziato non resta che piangere pensando alla Maledizione che si è abbattuta su di lui.

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