IL CORTILE DELLE MATTE
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officinali 2

Aglio orsino
L’aglio orsino, dai bei fiori bianchi dalla forma di stella, si trova facilmente in natura, dovunque in Italia, tranne che in Sardegna, ma si può anche coltivare molto facilmente; è una pianta perenne, appartenente alle Liliacee, quindi stretta parente di aglio e cipolla.Ha proprietà antisettiche, depurative, ipotensive, antielmintiche e antireumatiche; è usato nella medicina naturale, in cucina e anche in cosmesi. Le parti usate sono prevalentemente le foglie e i fiori, raccolti in Aprile/Maggio, ma si può usare anche il bulbo, dal sapore molto affine a quello dell’aglio e con lo stesso modo di utilizzo; queste parti, usate fresche, possono però essere congelate, sminuzzandole prima di porle, porzionandole, in sacchetti adatti al freezer. E’ possibile anche essiccare le diverse parti, compreso il bulbo, tagliato a metà; le foglie vanno essiccate all’aria e all’ombra, mentre il bulbo va essiccato al sole.Medicina naturale: Si prepara un infuso con una manciata di foglie fresche (un cucchiaio essiccate) in una tazza di acqua bollente; coprire la tazza e lasciare in infusione per una decina di minuti; filtrare, dolcificare e berne 3 tazze al giorno. Per problemi cardiaci e di ipertensione si può preparare un liquore: Si fanno macerare in mezzo litro di acquavite o grappa 300 g di aglio orsino, (pianta intera, pulita e sminuzzata) per circa 3 settimane, agitando ogni tanto il barattolo. Al termine si filtra, si unisce a un litro di vino bianco secco, quindi si lascia riposare 2 giorni prima di bere. (un bicchierino prima di pranzo e uno prima di cena) Liquore: Si usano i bulbi e se ne prendono, per 200 g di alcool da liquori a 95°, 200 g; si pestano e si lasciano in infusione per almeno una ventina di giorni; si unisce poi un litro di vino bianco secco, si lascia riposare per due o tre giorni, quindi si filtra. Questo liquore ha anche il potere di abbassare la glicemia. Se ne prede mezzo bicchierino prima di pranzo e di cena. La tintura di foglie di aglio orsino, da consumare a gocce, si prepara coprendo le foglie, a filo, con alcool a 70°, da esporre al sole per una decina di giorni. Anche pestare bulbi e foglie di aglio orsino, da mettere in una compressa di garza, e applicata poi sulle parti dolenti, aiuta a risolvere problemi reumatici. Uso in cucina: le foglie fresche si usano nelle insalate, soprattutto di patate, o in zuppe e minestroni; se ne fa un pesto con pari peso di foglie e mandorle o noci; si diluisce con olio e si usa per paste asciutte, o su crostini. Si può tritare finissimo e amalgamarlo al burro, da usare su pesce, carne, o su bruschette. Un poco di foglie fresche ben tritate può essere unito ad un ripieno per ravioli. Uso cosmetico: La tisana nominata precedentemente serve anche contro la caduta dei capelli e per depurare la pelle, con le stesse modalità di assunzione. Attenzione a non confondere le foglie con il mughetto o il croco, ma basta solo schiacciarne una foglia fra le dita e l’odore farà capire se si tratta di aglio orsino o di altra pianta.

Alloro o Laurus nobilis
E' una pianta di facile coltura, dalla pianura alla collina, le cui bacche si raccolgono in questo periodo. Le sua proprietà, che si trovano nelle foglie e nelle bacche, sono antispastiche, digestive, espettoranti, antisettiche e diuretiche. Molto utile è anche per chi soffre d'insonnia: basta triturare una foglia fresca, versare in acqua bollente (una tazza), farne un decotto per minuti, quindi filtrare quando il liquido è tiepido, addolcire con miele.Le foglie si possono seccare, conservate al buio in luogo asciutto e utilizzare quando occorre. Un inizio di raffreddore e di influenza si può curare con l'infuso di foglie secche triturate in una tazza d'acqua bollente: bevuto caldo prima di dormire, facilita la sudorazione e quindi l'espulsione delle tossine. Le bacche contengono maggior quantità di principi attivi rispetto alle foglie: con esse si può fare un olio dopo averle pestate e fatte macerare: una manciata in mezzo litro di olio di oliva e poi usata per massaggi in caso di dolori reumatici, o quando l'articolazione deve riprendere flessibilità ed elasticità dopo un trauma. Le bacche essiccate e ridotte in polvere sono efficaci nell'influenza, nel raffreddore, nei crampi gastrici nella dose di uno, massimo due cucchiaini di caffé in infuso. Il decotto di polvere di bacche è utile anche in caso di sudorazione ai piedi, con pediluvi rinfrescanti. L'alloro è utilissimo anche in cucina, come, ad esempio, nell'arrosto di maiale al latte, nei fegatelli di maiale, nel goulash...l'importante è non eccedere, in quanto l'aroma è forte.

Biancospino (Crataegus monogyna o crataegus oxyacantha) Il biancospino è una pianta arbustiva spontanea, tipica di zone collinari e montane, dalla lunga vita, utilizzata fin dall’antichità per le sue proprietà, riconosciute anche ai tempi odierni. E’ considerata la “pianta del cuore”, in quanto è regolatrice del ritmo cardiaco per le sue proprietà antiaritmiche, diminuendo o eliminando le extrasistoli; allevia il fenomeno delle palpitazioni che insorgono in persone stressate, ansiose o eccitate essendo un ansiolitico naturale; giova nei casi di pressione alta in quanto ha proprietà ipotensive; è calmante del sistema nervoso essendo pianta sedativa. Ha inoltre proprietà antidiarroiche, astringenti, diuretiche, febbrifughe. Le sue bacche sono assai nutritive, usate dal neolitico in poi; i nativi americani le utilizzano tutt’ora come alimento invernale assai energetico. Del biancospino si usano foglie, frutti e fiori: questi ultimi vanno raccolti poco prima della fioritura primaverile, quando sono ancora in boccio; le parti raccolte hanno sia un uso interno che un uso esterno. Uso interno: I fiori vengono usati per curare insonnia, ipertensione, palpitazioni, sotto forma di infuso (1 grammo di fiori in 1 etto di acqua, consumandone una o due tazzine al giorno, prima di dormire) o sotto forma di tintura (10 g di fiori in 50 ml di alcool da liquori, consumandone circa 20/30 gocce in acqua, due o tre volte al giorno). Le bacche servono per curare diarree o ritenzione urinaria, sotto forma di decotto (2 g in 1 etto di acqua, da consumare in quantità di due tazzine al giorno) Uso esterno: Possono essere usati corteccia e bacche sotto forma di decotto, e i fiori sotto forma di infuso per curare le infiammazioni delle mucose della bocca attraverso sciacqui e gargarismi. I frutti, i fiori, la corteccia dei rami: Il decotto dei frutti e della corteccia o l'infuso dei fiori, sono utili antinfiammatori delle mucose della bocca e delle gengive; si utilizzano mediante sciacqui e gargarismi. Il biancospino trova utilizzo anche in cosmesi, in quanto i fiori e le foglie producono un’azione normalizzante nei confronti della pelle grassa. In cucina può essere interessante lo sciroppo di biancospino, ottenuto tramite infuso di fiori: 2 cucchiai colmi in mezzo litro di acqua bollente, lasciati in infusione fino al raffreddamento. Dopo aver filtrato il liquido, vi si aggiunge dello zucchero (pari peso dell’acqua usata) e si fa bollire per 2/3 minuti. Aggiunto all’acqua, lo sciroppo, bevuto fresco, è un ottimo dissetante estivo. Le bacche possono essere aggiunte ad un misto di frutti di bosco per farne buone marmellate.

Borragine
Questa pianta deriva il suo nome dalla lingua celtica. Il termine borrach significa “coraggio”, in quanto la pianta veniva usata prima delle battaglie, triturata e unita al vino. E’ una pianta che si trova facilmente in tutta Europa; ha larghe foglie e fiori blu acceso. Ha numerose proprietà, in quanto contiene fitoestrogeni ; in erboristeria è perciò stata usata spesso per aumentare il latte materno delle neomamme ed è utile nella regolazione della funzione ormonale, perciò è utile nello sviluppo del seno, in quanto i fitoestrogeni stimolano la produzione ormonale quando è carente, senza esagerare. Si utilizzano le foglie e i fiori, da raccogliere in e i semi da cui si estrae l’olio; l’olio si assume in perle per l’uso interno, mentre la versione liquida viene usata esternamente. Le foglie e i fiori si raccolgono in primavera e in estate e si fanno seccare (per decotti e infusi), all’ombra, in luogo ventilato. La borragine è ricca di sali minerali quali potassio e calcio e contiene acidi grassi del tipo Omega 6, utili all’attività cardiovascolare e idonei a mantenere pelle e unghie in buono stato. E’ anche antiseborroica, quindi utile in caso di pelle acneica. Stimola anche le ghiandole surrenali, divenendo rivitalizzante della corteccia surrenale, il che potrebbe essere necessario dopo trattamenti con cortisone o steroidi. Dalla borragine si estrae un olio che serve a curare l’artrite reumatoide, la pressione alta, il colesterolo, gli eczemi. Dato il notevole contenuto di sali minerali può essere utile dopo lunghe e spossanti influenze (il tè alla borragine, bevuto caldo, riduce la temperatura), quando si desidera purificare il sangue e disintossicare il fegato, eliminando le tossine. Possiede proprietà espettoranti, rinfrescanti e curative nelle infezioni della bocca e della gola, calmanti negli stati di ansia e stress. E’ usata anche in cucina, nelle insalate (le foglie più tenere), avendo un leggero sapore di cetriolo, nelle minestre e zuppe, nel ripieno per ravioli. I fiori possono essere usati come decorazioni nei dolci e possono essere anche canditi, mantenendo sempre il loro bel colore blu acceso; c’è chi li congela nei cubetti da aggiungere, in estate, alle bibite. E’ piacevole anche come tisana, soprattutto la sera, in quanto è calmante del sistema nervoso.

Borsa del PastoreCapsella bursa pastoris
E’ una pianta annuale, talvolta biennale, assai diffusa in Italia, dal Mediterraneo alle Alpi; cresce sia in luoghi coltivati che in quelli incolti, nelle radure, nelle crepe di muri abbandonati. Più il terreno è ricco di sostanze nutritive e più i fusti, eretti, che partono da una rosetta basale, sono ramificati. L’altezza dei fusti può arrivare anche sui 60/80 cm; i fiori si trovano su racemi (in pratica un grappolo di steli) senza foglie e sono piccoli e bianchi; i frutti hanno forma triangolare, con la punta sullo stelo e la parte superiore incavata, tanto da rassomigliare alle borse da pastore, da cui deriva il nome. E’ una pianta che si raccoglie tutto l’anno, in quanto i semi, appena caduti, germogliano velocemente; si usa la parte aerea, fresca. Chiaramente è bene raccoglierla prima della fioritura. Essendo una brassicacea, se strofinata emana odore solforoso. Proprietà: Ha proprietà astringenti, emostatiche, ipotensive (sconsigliata quindi a chi soffre di ipotensione) Avendo la proprietà di far contrarre la muscolatura dell’utero e regolando quindi il flusso mestruale quando è troppo abbondante, è sconsigliata in gravidanza. Le sue proprietà emostatiche la rendono ottima nelle emorragie nasali, emorroidarie e gengivali. Si assume tramite tintura vinosa, decotto, infuso per uso interno e come impacco per uso esterno. Tintura vinosa contro la renella: In un litro di vino bianco si fanno macerare da 100 a 150 g di parte fresca della pianta per una decina di giorni, agitando ogni giorno il barattolo; filtrare e bere in misura di 2 o tre bicchieri al giorno. Decotto, da usare in caso di mestruazioni abbondanti e dolorose: bastano 5 grammi di parte fresca in 100 ml di acqua, da assumere in quantità di 5 cucchiaini: un cucchiaino ogni ora; per regolarizzarle, basta assumerne due cucchiaini per una settimana prima della data prevista. Decotto di borsa del pastore per uso antiemorroidario: Usare 5 g della pianta fresca in 250 ml di acqua bollente e consumarne da una a due tazzine al giorno. Infuso contro la dissenteria o varici, o mestruazioni eccessivamente abbondanti: Usare 10 g di parte fresca in un litro di acqua bollente, lasciare in infusione per circa 5 minuti, filtrare, dolcificare e berne da 2 a 3 tazzine al giorno. L’impacco, fatto con 5 g di parte aerea essiccata, posta in 150 g di acqua portata ad ebollizione e filtrata, è utile sulle lesioni. Basta bagnare un telo e farne un impacco sulla lesione, per aiutare la cicatrizzazione.

Erisimo
Ottobre: primo mese di autunno, quindi mese dei raffreddori, di laringiti e tracheiti.Anche con le piante si possono alleviare questi fastidiosi malesseri e quindi, ecco a voi l’erisimo: anche per i fumatori è adatta! L’erisimo (Sysimbrium officinale) è una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicaceae, quindi parente stretta del cavolo e lo sappiamo che anche il cavolo è ricco di proprietà! Bene, l’erisimo ha proprietà antispastiche, antinfiammatorie e lenitive, è adatto nei casi di afonia, per cui è chiamata anche erba dei cantanti; di essa si usano semi, stelo e foglie. A maggio si raccoglie in mazzi e si lasciano essiccare, per preparare poi infusi e tinture. Per l’infuso, basta usarne un cucchiaio non colmo in una tazza da tè (circa 100 g) di acqua bollente, lasciando in infusione almeno una decina di minuti, da usare poi in tutta una giornata (quindi se ne prendono ogni tanto delle cucchiaiate). Avverto però che occorre addolcirla ben bene, perché contiene composti solforati e il sapore ne risente. L’erisimo cresce spontaneo dal mare ai primi monti, in luoghi incolti, soprattutto dove ci sono macerie, o lungo i sentieri di campagna.

Frangula o Alno nero, ontano nero Cresce di solito lungo i fiumi (il suo nome, alno, pare derivi dal celtico al-lan, ossia “presso la riva”, nei boschi, nei terreni torbosi e umidi, dalle zone pedemontane a quelle montane basse in Europa settentrionale e centrale, ma anche nelle zone mediterrane e dell’Asia centrale; in Italia soprattutto nel settentrione. Di quest’albero si usa la corteccia grigia dei rami, abbastanza fragili (il nome Frangula significa appunto fragile), da raccogliere in primavera (maggio/giugno) in strisce che si fanno seccare al sole, conservandole poi in sacchetti di tela (o di carta, ma non di plastica). Ha bisogno di essere lasciata a stagionare per circa due anni, per perdere la tossicità. Se si avesse fretta di consumarla, basta asciugarla e seccarla a 100° e diventa come si fosse lasciata stagionare per due anni. Si trova anche in vendita, già stagionata. Si usa come lassativo, dall’azione dolce e non irritante, ma assai efficace e con funzione regolatrice delle funzioni intestinali, soprattutto dell’intestino crasso. Non è un lassativo immediato, ma per questo è più adatto a ricreare il normale andamento della muscolatura intestinale. Non ha controindicazioni, a parte l’assunzione in gravidanza e durante l’allattamento, che è sconsigliata. Va usata prima di andare a dormire sotto forma di: •polvere (mezzo grammo per dose), da ingerire con l’aiuto di un’ostia (la corteccia ha un sapore poco gradevole) •decotto (40/50 grammi in un litro di acqua, da far bollire per circa 20 minuti e lasciata raffreddare a lungo), e assumerne una tazza addolcita con miele •tintura alcoolica (20 grammi in 100 ml. di alcool a basso tenore alcoolico, ossia a circa 20°, lasciandola a macerare per una decina di giorni) e assumendone da uno a quattro cucchiaini •tintura vinosa (in 100 ml di vino rosso si lasciano macerare, sempre per una decina di giorni, 2 grammi di corteccia) da assumere in quantità pari a due bicchierini da liquore E’ molto utile come regolatore intestinale anche dopo interventi chirurgici o dopo un uso ripetuto di lassativi molto energici. Le dosi di assunzione sono indicative, in quanto ogni persona reagisce in modo diverso, ad esempio, per quanto riguarda la polvere, se ne può usare da mezzo a uno o due cucchiaini. La polvere si ottiene macinando la corteccia in un normale macinino da caffè o frullandola con le lame di un robot da cucina. Nel periodo di assunzione è consigliabile una dieta ricca di potassio, in quanto l’azione della frangula fa diminuire il livello di potassio nel corpo. L’uso esterno del decotto concentrato di frangula è utile nella cura delle emorroidi, di piaghe e ulcere, delle afte nella bocca. Si trova anche sotto forma di pillole in erboristeria. Fumaria E’ una pianta erbacea, annuale, eccezionale per le proprietà disintossicanti, quindi utilissima in questo periodo, reduci dalle abbuffate delle feste natalizie! Tutte le parti della pianta, escludendo la radice, sono regolatrici della bile, diuretiche, disintossicanti del fegato e prevengono l’arteriosclerosi. Si raccoglie da maggio a settembre, quando è fiorita e si lascia seccare appesa in mazzi, all’ombra, riparata da un sacchetto di carta da pane. E’ una pianta molto comune, dalla costa ai piedi dei monti e cresce in luoghi erbosi, soprattutto se coltivati recentemente. Può interagire con farmaci sedativi e ipotensivi e provocare sonnolenza se se ne abusa. Se ne usa in poca quantità (2 grammi per 100 g di acqua) sotto forma di infuso e se ne beve dalle due alle tre tazzine da caffè al giorno.

Ibisco o Hibiscus sabdariffa
Per l’uso alimentare e fitoterapico, questa pianta è conosciuta col nome di Karkadé, o Rosa di Abissinia, Rossella, Sour-sour, indian o Guinea sorrel.Appartiene alla famiglia delle malvacee, originaria dell’Africa orientale e dell’Asia tropicale ed è una pianta perenne. I petali dei suoi fiori, essiccati, vengono comunemente usati in infuso, per una bevanda nota col nome di karkadé. Il sapore di questa bevanda è leggermente acidulo; consumata fredda, in estate, è notevolmente dissetante. Sono notevoli le proprietà benefiche, in quanto i fiori e i frutti (capsule) contengono acido ascorbico, ossalico, malico, citrico e tartarico nonché flavonoidi, antociani e fitosteroli. In genere non esistono controindicazioni, a parte la gravidanza e l’allattamento. L’ibisco ha proprietà dissetanti, dimagranti, diuretiche, lassative, vasoprotettrici e antisettiche, anti radicali liberi ed è molto utile, visto il tipo di acidi che contiene, nei casi di avitaminosi. E’ perciò indicato nell’ipertensione, nei casi di cellulite, di fragilità capillare, di insufficienza circolatoria, di sovrappeso, di stipsi. E’ consigliato anche nei casi di dermatosi, preparando, per uso esterno, una lozione con 2 cucchiai di radici triturate in acqua fredda (500 g) e portando ad ebollizione a fuoco dolce, per una decina di minuti. Il tutto va fatto raffreddare e poi filtrato, per lavaggi e frizioni. Considerando l’uso interno, invece, l’ibisco si assume tramite tisana (1 o due cucchiaini di fiori essiccati lasciati in infusione per una decina di minuti in una tazza di acqua bollente, lasciandola coperta); se ne possono bere più tazze al giorno, o tramite la tintura madre, preparata coi semi essiccati in alcool a 65/70°, da assumere in gocce (40), diluite in poca acqua, non più di due volte al giorno.

Iperico o erba di San Giovanni
Anticamente veniva considerata una pianta scaccia diavoli: il suo nome, Hypericum, significa “sopra l’immagine” perché un suo rametto veniva appeso sopra le immagini sacre, per evitare il male. Viene chiamata erba di San Giovanni perché contiene un pigmento rosso (è anche un’erba tintoria) che ricorda il sangue versato dal San Giovanni Battista quando vene decapitato su richiesta di Salomé. E’ una pianta tipica del solstizio d’estate: i popoli germanici abbellivano con questa pianta fiorita i luoghi dove celebravano i riti pagani del solstizio d’estate. Le sue proprietà benefiche furono scoperte dai Templari che spesso avevano il compito, date le loro conoscenze, di curare i feriti dei Crociati in Terrasanta. Dell’iperico si utilizzano i fiori per le loro proprietà antiinfiammatoria, antisettica, cicatrizzante, astringente, antidepressiva. E’ utile nei casi di depressione, di paure, malumore, ansia e agitazione nervosa con cicli di 2 o 3 mesi, in quanto gli effetti si cominciano a vedere dopo circa una quindicina di giorni o poco più. Con alto dosaggio occorre stare attenti al sole, in quanto rende la pelle fotosensibile. Chiaramente occorre consigliarsi col proprio medico, soprattutto se viene utilizzato abbinato alla valeriana, in quanto questo abbinamento ha le potenzialità dei farmaci di sintesi antidepressivi. Chiaramente, però, non ha gli effetti collaterali dei farmaci di sintesi e si ha un buon risultato almeno nel 70 % dei casi. In caso di insonnia è utile abbinato o alla passiflora, e all’angelica. Contiene, fra le tante componenti, vitamine A e C, flavonoli, ipericina, quercetina, catechina, bioflavonoidi. E’ utile nell’herpes, con miele e limone per la cura del raffreddore, nella digestione, per calmare le infiammazioni dell’apparato digerente; migliora la circolazione cardiaca e il tono del muscolo cardiaco; influisce beneficamente sul sistema immunitario; allevia le nevralgie, i crampi mestruali; è utile nelle scottature e nelle lesioni della pelle. Per uso esterno si adopera l’olio essenziale di Iperico, che è antisettico anche per i foruncoli e i brufoli acneici; mettere qualche goccia di olio di iperico sulle lesioni della pelle è utile per le sue proprietà antiinfiammatorie, cicatrizzante e rinfrescante. (benefico anche in caso di emorroidi) Riduce di molto il tempo di guarigione, sia delle lesioni che delle ustioni. Serve anche ad alleviare i dolori reumatici. Esistono anche pomate all’iperico. Le tisane di iperico possono servire a disinfettare le ferite, a curare distorsioni ed ematomi. Per uso interno si assume l’iperico sotto forma di compresse o di tisane (per disturbi mestruali, ansia, insonnia…) Per disinfettare e contro ustioni, geloni:macerare mezz’etto di fiori d’iperico in 150 g di alcool per liquori a 70° e lasciare in macerazione per circa due settimane; filtrare e conservare in bottiglia scura. Può quindi essere usato al posto dell’olio essenziale. Per i reumatismi e dolori articolari: macerare mezz’etto di fiori di iperico in un litro di olio di oliva, lasciando al sole per una settimana o poco meno, ritirandolo in casa alla sera e agitando ogni tanto. Filtrare e conservare in bottiglia scura. Per la digestione: usare un cucchiaino scarso di fiori in 100 g di acqua, lasciare in infusione e bere dopo il pasto, con poco miele. Per scottature e ferite: preparare un decotto con 5 grammi di fiori; usare facendo un impacco da posare sulla lesione. Controindicazioni: Evitare l’uso interno in gravidanza e in allattamento, se si assumono già farmaci antidepressivi, in caso di ipertensione o di malattie cardiovascolari, o in associazione a farmaci curativi dei problemi medici in cui può essere usato l’iperico o in presenza di contraccettivi orali.

Lavanda Questa profumatissima pianta trae il suo nome dal fatto che Greci e Romani la usavano come profumo per il bagno e perciò deriva il suo nome dal verbo lavare. Le parti da preferire sono i fiori, disposti in spiga, anche se pure le foglie contengono il suo principio benefico, il linalolo, che vengono raccolti tra giugno e luglio, periodo in cui sbocciano e contengono la percentuale massima di principio balsamico. Vanno fatti seccare all’ombra, in mazzi, quindi conservati, dopo aver eliminato lo stelo portante, in recipienti di vetro, al buio. I gambi, comprensivi di foglie, vanno seccati appesi a testa in giù. La pianta possiede proprietà balsamiche, antisettiche, calmanti/sedative, antiinfiammatorie, aromatiche, quindi è utile per calmare stati ansiosi, nausea, disturbi digestivi, stati infiammatori dello stomaco e dell’intestino. L’uso esterno di essenza o olio di lavanda è utile per calmare dolori reumatici e muscolari e in caso di distorsioni, contusioni e stiramenti muscolari; nella cicatrizzazione di ferite si può usare l’infuso di lavanda che permette a loro di rimarginarsi con celerità; il bagno con essenza di lavanda, seguito da frizioni con olio della stessa pianta riattiva la circolazione, toglie la stanchezza, prelude ad un sonno riposante. E’ da tenere presente che poche gocce di essenza di lavanda vicino al letto di un bambino anche molto piccolo, o nel cuscino, aiuta il loro sonno. Suffumigi con l’essenza aiutano a curare bronchiti, tracheiti, raffreddori. L’infuso di lavanda è adatto sia per uso esterno che per uso interno: in questo secondo caso, si prepara con 4 g di fiori e foglie secchi per 100 g di acqua (dose per una tazza); se ne possono bere fino a tre tazze al giorno, addolcite con miele. L’acqua di lavanda, per uso esterno, si prepara con 250 g di fiori secchi in un litro di alcool da liquori a 90°, da lasciare macerare per due giorni, per procedere poi a filtrare e a versare in bottiglia scura, al riparo della luce. L’olio di lavanda (sempre per uso esterno) può essere preparato lasciando macerare, per una decina di giorni, in un litro di olio di oliva leggero 250 g di fiori secchi; filtrare e conservare al buio in vetro scuro. L’infuso di lavanda è utile anche nel lavaggio dei capelli grassi, mentre un bagno con decotto di lavanda preparato con 50 g di fiori in un litro d’acqua (bollire per 10’, quindi filtrare al suo raffreddamento) è utile contro la cellulite.

PIANTAGGINE(Plantago major) (Plantago major)E’ una pianta molto comune e cresce dal mare alle Alpi e la si trova molto facilmente, in luoghi erbosi, che siano campi, fossi, bordi di strade e sentieri. Chiaramente va raccolta lontano dalle strade, per evitare che le foglie e i semi, ossia le parti utilizzate, risultino inquinate. La raccolta va effettuata in estate: le foglie da giugno ad agosto, i semi, raccolti in spiga, da agosto a settembre. La piantaggine ha proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti, astringenti, diuretiche, antiallergiche ed espettoranti, utile perciò a curare bronchiti (anche croniche, di tipo asmatico), infezioni urinarie e delle mucose, nelle affezioni reumatiche, nelle dermatosi, nelle ulcerazioni anche varicose; le foglie sono molto utili nel curare, dato il loro effetto antipruriginoso e antinfiammatorio, congiuntiviti, acne rosacea, ferite e, da fresche, nel calmare le punture di insetti quali api, calabroni, vespe e zanzare, nonché a lenire la dermatite da contatto con le ortiche. Può essere usata anche nei bambini; occorrono le solite cautele in gravidanza e allattamento. La piantaggine è utile anche in cosmesi, per pelli secche e disidratate. Per uso esterno, le parti utili vanno trattate come decotto o cataplasma;per uso interno, sotto forma di infuso o decotto. Infuso: Versare 200 g di acqua bollente su un cucchiaio di foglie triturate e semi (serve anche per la flebite e se ne bevono 4 tazze al giorno). Decotto: Una manciata di pianta secca in mezzo litro di acqua e la si fa bollire per circa 5 minuti, dopodiché si filtra e si dolcifica con miele. Lo stesso decotto serve anche per sciacqui, gargarismi, applicazioni esterne su compressa di garza. Non dimentichiamo anche l’uso in cucina, in minestroni o unita ad altre erbe da servire lessate e condite con olio e limone o aceto balsamico, o in insalatine miste (utilizzando le foglie più tenere).

Pratolina

Bellisperennis o pratolina


Moltocomune, la margheritina dei prati fiorisce da marzo a ottobre, con fiori dai petali bianchi sfumati in rosso all’apice.


Le partiutilizzate sono quelle aeree, fiori e foglie, che si usano sia in cucina che in erboristeria. I fiori vengono raccolti da marzo a giugno; le foglie vanno raccolte tagliandole al colletto e lasciando la parte sotterranea che darà origine a nuove foglie. Fiori e foglie vanno essiccati all’ombra, ben aereati, e conservati poi in vasi al riparo della luce, quindi in porcellana o vetro scuro. Le pratoline vanno raccolte in prati che non abbiano subito antiparassitari o concimi chimici, lontano dalle strade.


Proprietà


Usointerno: fiori e foglie sono delicatamente lassativi; stimolano la diuresi, disintossicando l’organismo, soprattutto in associazione a cicoria e tarassaco.

Usoesterno: ha proprietà antiinfiammatorie, utili per la cura della gola e nelle irritazioni della bocca, ma anche per disinfiammare gli occhi arrossati.

In cosmesiè antidecongestionante, soprattutto per le zone delicate del viso e schiarisce la pelle.


Modalitàd’uso


Usointerno: (infuso) Usare una manciata di foglie e fiori secchi per litro d’acqua bollente; lasciare in infusione, coperto, per circa una decina di minuti, quindi filtrare e addolcire.

Usoesterno: pestare foglie e fiori freschi, inserire la polpa in una garza e applicarla sulla zona da curare.

Nel caso digargarismi, sciacqui o applicazioni in compresse di garza sulle parti arrossate, usare una decina di grammi di fiori in una tazza d’acqua bollente (circa 100/120 g di acqua), quindi far raffreddare e usare.

In cucina ifiori possono servire per decorazioni, mentre le foglie, unite ad altre erbe di campo, si usano cotte e ripassate in padella, o nelle zuppe di verdura.


Pungitopo
Anche le piante che solitamente usiamo per decorare le nostre case nel periodo natalizio hanno proprietà curative, da mettere in atto con controllo medico: l’agrifoglio (foglie e corteccia, le bacche sono tossiche) ha proprietà febbrifughe, emollienti, disintossicanti e rilassanti; il vischio (rami giovani e foglie, non bacche, tossiche anche in questo caso) ha proprietà diuretiche, ipotensive, e protettrici del sistema circolatorio. Anche il pungitopo ne ha; inoltre, i suoi turioni possono essere cucinati come gli asparagi (di cui sono considerati un po’ parenti) e nella cucina delle nostre campagne sono ancora molto usati; leggermente amarognoli, hanno però buon sapore e anche messi sott’olio. E’ bene ricordare che il pungitopo è una pianta protetta! Le parti del pungitopo da usare sono le radici (rizomi striscianti, molto proteici) e le foglie. Contiene anche polifenoli, flavonoidi, fitosteroli. Le radici hanno proprietà diuretiche e sono utili nel caso di calcoli e coliche renali. Radici e foglie hanno proprietà antiemorroidarie, toniche del sistema venoso (utili nelle varici e nella stasi venosa), antiinfiammatorie e vasocostrittrici, per cui alleviano problemi di geloni, di gotta e di crampi agli arti inferiori. Per queste proprietà è un ottimo tonico venoso vegetale, probabilmente il migliore. Aumenta la sudorazione, utile per eliminare le tossine e facilita l’eliminazione dell’acido urico. Anche in campo cosmetico trova applicazioni, in quanto impacchi e lozioni di decotto o tintura di pungitopo ha effetto riducente in caso di cellulite. I rizomi vanno raccolti da marzo a maggio ed essiccati al sole. Nell’uso, occorre ricordare che interagisce con farmaci betabloccanti e antiaritmici. Contenendo tiramina, può provocare crisi ipertensive. Uso interno: Per curare le varici: far bollire 40 g di radice di pungitopo per 4-5 minuti in 1 litro d'acqua, intiepidire e filtrare. Consumarne 1-2 tazze al giorno per una settimana. Per la diuresi e la calcolosi renale: bollire per 2-3 minuti 30 g di rizoma di pungitopo in 1 l d’acqua. Lasciar riposare per 15 minuti quindi filtrare e consumare nella misura di 2 tazze al giorno lontano dai pasti. Per curare le emorroidi e delle varici: lasciar riposare in 100 g di acqua 2 g di rizoma essiccato per circa 3 ore, quindi portare ad ebollizione, filtrare e bere nella quantità di 2, massimo 3 tazze al giorno. La tintura di pungitopo si prepara lasciando macerare al fresco e al buio in 10 cl di vino bianco 5 g di radice essiccata per una decina di giorni. Berne 2 o 3 bicchierini al giorno ha una funzione antinfiammatoria utile in caso di varici, emorroidi e per depurare le vie urinarie. Uso esterno: In caso di cellulite o di gambe gonfie o di infiammazioni emorroidarie si fa un decotto di pungitopo con 5 g di radice essiccata in 100 g di acqua; se ne fanno impacchi, lavaggi o pediluvi.

Rosa Canina
In autunno si possono raccogliere i falsi frutti della rosa canina (cinorrodi): settembre e ottobre sono mesi adatti alle passeggiate in campagna, dove è più facile trovare siepi di rosa canina, chiamata anche rosa di macchia. Contengono un’alta percentuale di vitamina C, bioflavonoidi che sono fitoestrogeni (aiutando anche l’assorbimento della vitamina C); esercitano sull’organismo un’azione antiinfiammatoria, vitaminizzante, antireumatica e antiartrosica, astringente, diuretica, antiallergenica. Ottimizzano la circolazione del sangue, proteggono dalle malattie da raffreddamento e, contenendo anche betacarotene (o provitamina A), hanno azione antiossidante, anti radicali liberi, ritardando perciò l’invecchiamento della pelle e curando gli eritemi solari. Poiché contengono fitoestrogeni, i frutti della rosa canina aiutano anche in caso di dolori mestruali. Non si conoscono controindicazioni e i cinorrodi di rosa canina possono essere adoperati anche per ottime marmellate o sciroppi (vanno tolti i peli interni al frutto!). Della rosa canina si possono usare anche le foglie fresche, i petali essiccati e la radice. Per uso interno si preparano decotti e tisane, mentre i frutti freschi, pestati e frullati dopo averne tolti i peli interni, formano una poltiglia che ha effetto schiarente e tonificante sulla pelle, soprattutto del viso.

TARASSACO (Taraxacum officinale)E’ chiamato anche dente di leone, soffione, castracani e, riferendosi alle proprietà della pianta, pisciacane o piscialetto… nella fitoterapia è una pianta importantissima: ha proprietà diuretiche, depurative, coleretiche aumenta la secrezione della bile), colagoghi (stimola la secrezione biliare), rimineralizzanti, rivitaminizzanti, regola la pressione sanguigna, è utile anche alle persone che soffrono di stipsi o di alitosi. Ha grandi proprietà diuretiche, da cui il nome popolare che, come ho già scritto, lo accompagna. Giova nei casi di cefalea, artrosi, artrite, ipercolesterolemia e possiede buonissime percentuali di vitamina A e C. Essendo disintossicante, diuretica e depurativa, questa pianta è utile anche alla pelle, tramite l’uso di un decotto di radice da usare come tonico. E’ una pianta erbacea perenne, che in Italia cresce dalla pianura alla zona alpina fino oltre i 2000 metri, dove si trova nei prati, ai margini delle strade e nei luoghi incolti. Si usa sia fresco che essiccato. I getti giovani si usano nelle insalate primaverili, di cui possono far parte anche i fiori, d’un giallo dorato; entra nel misto di erbe da preparare lessate (con solo l’acqua di sgrondatura e poi passate in padella); i boccioli ancora chiusi si possono trattare come i capperi. La parte più importante, per la farmacopea naturale è la radice che si raccoglie da settembre fino a febbraio, prima della fioritura, comunque e che si fa essiccare al sole, o in forno a calore molto moderato e si conserva in vasi di vetro. Occorre fare attenzione in alcuni casi: è controindicata in caso di infiammazione o occlusione delle vie biliari, nelle gastriti, ulcere e durate terapie con antiinfiammatori.

L’Uncaria



L’Uncariatomentosa è una pianta tipica del Sudamerica, in particolare del Perù, del Brasile e della Colombia e trova il suo habitat nelle foreste.


Diquesta pianta si usano radici e corteccia, che contengono alcaloidi e presentano proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti. Per questo motivo è usata per stimolare e rendere più potenti le cellule killer del nostro organismo, agendo alla stregua dell’interferone e quindi aiutando la loro risposta nelle terapie antitumorali.


E’utilissima nelle malattie da raffreddamento e quindi è usata nella terapia dell’influenza, soprattutto se è accompagnata da dolori articolari, raffreddore e tosse.

Giovaanche in caso di allergie e nei dolori di origine infiammatoria come gastriti, ulcere, infiammazioni intestinali.


Sconsigliata(come tante piante curative) in gravidanza e allattamento e nelle persone che seguono terapie immunosoppressive.

GliIndios dell’Amazzonia la usano anche come cicatrizzante, soprattutto per le ferite di grande entità.

Siusa sotto forma di estratto, di capsule o come decotto da parti essiccate.


Zenzero


Radicericca di proprietà: per il gingerolo che contiene e che dà origine all’aroma piccante, stimola la digestione, è antiossidante, antispasmodico, antinfiammatorio e utile, sotto forma di cataplasma, in caso di reumatismi. Quando devono venire assunti farmaci antinfiammatori che possono provocare disturbi alla mucosa gastrica, lo zenzero previene questi disturbi. Il suo infuso è ottimo per curare raffreddori, tosse e giova anche in caso di influenza.


Infuso:


Pelaredue dita di radice fresca di zenzero, tritarlo, portare ad ebollizione ¼ di litro di acqua, quindi, tolta l’acqua dal fuoco, versarvi lo zenzero, coprire e lasciare in infusione per 5 minuti. Filtrare, addolcire con miele o zucchero di canna e bere la bevanda calda. Se lo zenzero piace, si possono tranquillamente lasciare i pezzettini di zenzero.